ALTARE DI S. ROCCO

La cappella fu conclusa a metà del settecento; è tuttavia documentata la collocazione del quadro di S. Rocco fin dal 1730. La mensa in stucco dell’altare porta ancora lo stemma comunale: qui, infatti, la Comunità di Rubiera volle perpetuare, anche dopo la costruzione del nuovo Oratorio, il voto per la scampata peste del 1630 che aveva portato gli amministratori del tempo a deliberare la realizzazione di un altare e a commissionare un quadro in onore del Santo protettore dal contagio. L’opera viene fatta risalire alla fine del ‘600 ed è di alta fattura e di accurata composizione; due diagonali la attraversano, creando dinamica e movimento.

Il Santo benché colpito dalla peste ed in evidente stato di prigionia, segnalata dai pesanti ceppi e dalla piccola finestra con inferriata, è colto nel momento in cui sta per alzarsi con vigoria, colpito dal raggio di una luce divina che lo rinfranca e, nello stesso tempo, ”umanizza” il cane. L’animale, oltre a portare il pane a S. Rocco, secondo i canoni della leggenda, sembra assistere con partecipazione.

L’opera risente di una composizione, di analogo soggetto, di Guido Reni, tela ora conservata presso la Galleria Estense di Modena; è stata restaurata da Maria Daniela Ambrosetti grazie al contributo della Civica Amministrazione per l’Anno Giubilare 2000. L’opera è un inno alla speranza e alla fede; il rubierese affranto si è sempre ritrovato in questa raffigurazione, in cui il futuro, anche nei momenti più bui e disperati, prende corpo.

LE STATUE

Nelle nicchie sono collocate le statue delle virtù cardinali, opera di Medardo Borrelli (dopo la metà del sec. XIX) con il relativi attributi (la colonna per indicare la fortezza; il serpente e lo specchio per valorizzare la prudenza; la bilancia e la spada per individuare la giustizia; redini a evocare la temperanza).

I confratelli di allora vendettero gli ori della Madonna delle Grazie e, sotto la guida del cappellano Don Ermenegildo Cigarini, non commissionò statue di Santi, che in tempi di contrapposizione avrebbero potuto alimentare lo scontro, ma le rappresentazioni delle virtù cardinali. L’esito artistico non è elevato, ma i valori rappresentati richiamano tutti, credenti e non, ad un esercizio di rigore morale e spirituale verso sé e verso gli altri.

Nel 2013, in occasione dei trecento anni dell’apertura dell’Oratorio, sono state oggetto di accurato restauro da parte di Giancarlo Prampolini. (g.n.)