
ALTARE DEL CRISTO MORTO
La cappella fu completata alla fine del settecento; ospita un importante Cristo morto, il cui restauro finanziato anche dalla Fondazione Manodori si è concluso nel 2005 ed è stato curato da Maria Daniela Ambrosetti. La statua lignea risale in gran parte al ‘600 mentre il volto pare essere anteriore; veniva portata per le vie del paese il Venerdi Santo.
Sopra è collocata la statua dell’Addolorata del faentino Francesco Collina Graziani (1923); l’opera, oggetto di devozione, si caratterizza per aver reso il dolore della Madre in modo raccolto e composto. Il recupero del bene, a cura di Roberta Notari, è stato possibile, nel 2001, grazie al contributo di Olga Martini Guidetti.
A LATO DELL’ALTARE DI S. ROCCO
Sono visibili due opere: a destra, S. Gaetano da Thiene e la B.V. con il Bambino (di A. Consetti, 1684-1766) e, a sinistra, S. Bartolomeo, dipinto di cui vi è traccia fin dal 1775 e col quale si volle ricordare il primitivo beneficio quattrocentesco che ne portava il nome e che permise l’avvio dell’esperienza dei confratelli dell’Annunziata; anche quest’opera è stata restaurata in anni recenti da Claudia Carpenito.
L’ORGANO
Nella cantoria di sinistra è visibile un organo di impianto secentesco, con integrazioni ottocentesche, acquistato dalla Confraternita e restaurato dal maestro organaro Pier Paolo Bigi.
In occasione del Natale 2002 la Confraternita ha commissionato all’artista Nani Tedeschi due dittici (L’Annunciazione e la Natività), che ora coprono le attuali ante, a ricordo del massaro della Compagnia, Riccardo Graziano Canovi scomparso il 22 luglio 2002. Si è in tal modo riannodato il dialogo con l’arte moderna e, nello stesso tempo, riaffermato il compito della Confraternita di testimonianza e diffusione dei temi della rivelazione cristiana (g.n.).
ALTARE DI S. CATERINA
La cappella fu realizzata a metà del settecento; si connota per il quadro della B.V. con il Bambino e S. Caterina d’Alessandria (sec. XVIII, autore ignoto). L’attributo che qualificata la Santa è la ruota dentata, uno dei supplizi ai quali fu sottoposta dall’imperatore Massenzio. S. Caterina è una dei quattordici Santi ausiliatori e delle Quatuor Virgines Capitales.
Il quadro è stato restaurato nel 2006 da Stefano Bonfreschi.
Ai fianchi dell’altare: a sinistra ovale raffigurante l’Immacolata (sec. XIX) di scuola emiliana e, a destra, una tela tardo secentesca, con applicazioni in argento, attestante un miracolo attribuito alla Madonna di Caravaggio.
I CONFESSIONALI
Sono stati ricavati nel muro per ragioni di spazio; i sacerdoti ascoltavano i penitenti dalle sagrestie interne. Significativa è la rappresentazione, in stucco, di Dio Padre che accoglie a braccia aperte. Ora quel gesto di misericordia non è percepibile: le braccia, infatti, furono utilizzate dai militi, che occuparono in diverse epoche l’edificio, quale supporto per giberne e fucili, così da far crollare i manufatti.
IL PRESBITERIO
Sull’altare maggiore la serie di candelieri dorati fa da corona ad un crocefisso ligneo (sec. XVIII).
Nell’abside è stata ricollocata, nel settembre 2004, l’Annunciazione (sec. XIX, autore ignoto) dopo l’accurato restauro, a cura di Avio Melloni e con i contributi dell’Amministrazione Comunale e di privati. L’opera risalta per l’impatto cromatico ove l’annuncio diventa luce per il mondo immerso nell’oscurità.
Dietro all’altare vi è un semplice coro ligneo, destinato ai Confratelli; la cimasa sullo scranno del Priore porta inciso l’esergo: “Fiat Mihi”, ovvero il “sì” di Maria all’angelo, cui è dedicato il Tempio (g.n.).

